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da Roma
«Io sono sempre stato a difesa della legalità». Antonio Di Pietro ieri
aveva un comizio a Perugia e in campagna elettorale si possono dire
anche cose che rischiano di essere smentite dai fatti, in particolare
da quella che Achille Occhetto ha di recente definito «la gestione
padronale e autoritaria del suo partito». Se poi ci sono di mezzo i
figli...
Anna Di Pietro è brillante, di bella presenza, studentessa
all'università Bocconi e parla con quell'accento milanese che non ha
mai intaccato la cadenza molisana del papà. Nel marzo 2006 viene
assunta dalla Editrice Mediterranea, la società che pubblicava il
giornale dell'Italia dei valori: nella redazione romana di via della
Vite, una splendida traversa di via del Corso, raccontano però di non
averla mai vista, nemmeno per ritirare le buste paga. Insomma, sulla
carta è assunta a tutti gli effetti per svolgere il praticantato che dà
diritto a sostenere l'esame da professionista. Solo che non ha mai
lavorato.
Al giornale, nel frattempo, avevano pensato che avesse cambiato idea,
che di fare la cronista non avesse più alcuna intenzione. E però in
mancanza di comunicazioni diverse continuano a darle lo stipendio, che
non ha mai ritirato. Non è l'unica figlia eccellente affidata alle cure
della direttrice Delia Cipullo. Tra i praticanti figura anche Antonio
Formisano, figlio di Nello, capogruppo al Senato dell'Idv. Lui però
lavora davvero, tant'è che nella lista dei praticanti ammessi a
sostenere il prossimo esame figura iscritto al numero 83.
Di Anna Di Pietro, invece, al giornale del partito avevano perso le
tracce. Anche perché nel frattempo, esattamente a luglio 2007, suo
padre intima alla Editrice Mediterranea la dismissione della testata
Italia dei valori e pone fine al rapporto che faceva del giornale
l'organo del suo partito, con i relativi fondi per l'editoria.
L'editore dà seguito alle richieste dell'ex magistrato, restituendogli
la titolarità della testata. Da allora di Di Pietro non hanno più
notizie dirette. Incoraggiato dalla combattiva Cipullo, l'editore cerca
però di andare avanti con il suo giornale che esce fino allo scorso 4
agosto sotto la testata Idea democratica. Ma il disconoscimento
dell'Idv porta alla chiusura di «una redazione vera, di persone vere
che facevano un giornale vero» spiega Delia Cipullo, «con più di dieci
giornalisti». Insomma, ci tiene a precisare orgogliosa, «non uno di
quei giornali finti che servono solo ad avere i soldi dell'editoria di
partito».
A gennaio la sorpresa, Antonio Di Pietro
si ricorda del suo ex giornale, e così nella redazione ormai in via di
dismissione, cominciano ad arrivare dal suo staff una serie di
telefonate. Alla direttrice viene chiesto di certificare l'avvenuto
praticantato di Anna Di Pietro. A fronte di una situazione contributiva
regolare, ci tiene a specificare la direzione del giornale, per far sì
che la figlia del ministro possa sostenere l'esame da giornalista nella
prima sessione utile occorre che Delia Cipullo certifichi ufficialmente
l'apporto dato dalla ragazza alla redazione. La direttrice però da
questo orecchio non ci sente e risponde alle insistenti richieste con
un netto no: «Non firmo la certificazione perché non sussistono gli
estremi per farlo. Il praticante deve stare in redazione e io Anna Di
Pietro non l'ho mai vista nemmeno una volta. Non ha mai ritirato le
buste paga. A tutt'oggi è ancora una dipendente della Editrice
Mediterranea, malgrado tutto non l'abbiamo licenziata. Però fino ad ora
non ha mai lavorato e quindi non posso firmare alcunché».
L'ultima telefonata è di due giorni fa, giovedì 13 febbraio. Ma la
Cipullo continua a non cedere. Per la figlia del ministro Di Pietro
niente esame da giornalista. Una questione di rispetto della legge, in
teoria lui dovrebbe capirlo.
I figli so' piezz 'e core, si sa, ma un uomo che fonda le sue fortune
politiche sulla fama di rigoroso cultore delle regole non può farsi
beccare in un plateale fallo di nepotismo: va a finire che in privato
sembra adottare esattamente quei metodi «mastelliani» che ama criticare
in pubblico.
Fonte: Il Giornale
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