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La riforma del lavoro e le partite iva

Quante volte abbiamo sentito dire il popolo delle partite iva?

 

Spesso s’intendono anche i rapporti subordinati atipici, quelli che la riforma del lavoro intende cancellare.
Ma in che modo?
E cosa cambierebbe se i desiderata del ministro del lavoro venissero recepiti senza emendamenti o opposizioni?

 

Prendiamo un lavoratore di fantasia, un certo Marco Ricciardi, un libero professionista con partita iva che ha due contratti di collaborazione con altrettante aziende.

 

La riforma della Fornero, tesa a smascherare le false partite iva (quelle in cui il rapporto è di tipo dipendente in senso classico tranne che tecnicamente) prevede che le collaborazioni con partita iva saranno assimilate al lavoro dipendente (con le stesse ed ovvie tutele che lo proteggono), ogni volta che si verificano almeno 2 delle seguenti condizioni: il lavoratore riceve più del 75% del proprio reddito da una sola impresa, il suo contratto dura da più di 6 mesi e, infine, esiste presso la sede dell’azienda committente una postazione riservata al collaboratore,  per esempio una scrivania, un computer, un recapito telefonico o un indirizzo e-mail.

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La riforma del lavoro in commissione

Il dl sul lavoro, la tanto strombazzata riforma del lavoro deve ancora essere ratificata. Noi di Portalavoro vi abbiamo promesso che saremmo stati vigili. E, limitatamente alle nostre risorse, lo stiamo facendo.

 

Le ultime elezioni potrebbero far slittare un po’ i tempi e i partiti potrebbero ricominciare con i veti incrociati e con le richieste.

 

La Commissione Lavoro del Senato ha appena ricevuto il pacchetto di emendamenti a firma del governo, insieme con quelli dei relatori della riforma del mercato del lavoro, Maurizio Castro e Tiziano Treu.

 

In sostanza si tratta di 27 proposte di modifica a firma dell’esecutivo a cui se ne aggiungono, al momento, 15 a firma dei relatori.

 

Tra le correzioni del governo in primo piano gli aggiustamenti sull'art.18 e la soppressione della norma che cancellava l’esenzione dai ticket sanitari per i disoccupati a basso reddito. Quella che Mario Monti aveva liquidato come un refuso. 

 

Ad ogni buon conto sul fronte lavoro le cose non vanno meglio, la disoccupazione nell’area euro continua a preoccupare come dice la Bce quando afferma che: “I mercati del lavoro continuano ad indebolirsi e le indagini segnalano ulteriori sviluppi negativi nel prossimo futuro”.

 

Ci sono ottime prospettive per il futuro come si può ben vedere, almeno a sentire i soloni della Bce.

 

Ma noi non ci crediamo, vero? Forza amici, restate collegati con Portalavoro, il portale italiano delle offerte di lavoro. 

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L'ILO, l'agenzia ONU per il lavoro, non ci va leggera e lancia un grosso Warning all'Italia

Mentre la riforma del lavoro è ancora di là ad essere presentata e approvata, e magari ci saranno modifiche sostanziali al testo che hanno in mente quelli del Governo Monti, arriva un warning grande così dall’Onu.

 

Secondo quanto riferisce l'Ilo, l’agenzia Onu che si occupa, appunto, di lavoro, per quanto riguarda il nostro paese evidenzia un crollo del mercato del lavoro con un tasso di disoccupazione, nel quarto trimestre 2011, del 9,7%, il più alto dal 2001.

 

La stessa Ilo evidenzia che “il tasso reale potrebbe risultare superiore poiché ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250.000 lavoratori in cassa integrazione”.

 

Sempre lo stesso studio ritiene “allarmante” la situazione per i Neet (acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment or Training: persone che non studiano, lavorano o sono in formazione) e per i giovani: la disoccupazione giovanile risulta infatti pari al 32,6%, più che raddoppiata dall'inizio del 2008.

 

I lavoratori che non cercano più lavoro hanno raggiunto il 5%, e i Neet sono 1,5 milioni, mentre i disoccupati di lunga durata rappresentano il 51,1% dei disoccupati totali.

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Le offerte di lavoro al tempo della riforma del lavoro

Il lavoro sembra essere al centro dell’esecutivo del Governo Monti, del governo che qualcuno ha cominciato a nominare del rigor montis.

 

La stesura definitiva della tanto agognata/aspettata/temuta riforma del lavoro è ancora di là a venire. In ogni caso i dati, data anche la congiuntura, non sono incoraggianti.

Ci si aspetta un impulso, e quindi anche delle offerte dio lavoro da settore dell’energia, con particolare riferimento alle rinnovabili, ma il ministero retto da Passera ancora non ha presentato i decreti che dovrebbero regolamentare il settore. Idem per le autostrade digitali, che pure potrebbero offrire non poche nuove offerte di lavoro.

 

Pertanto ci sentiamo di dire che le prossime offerte di lavoro potrebbero riguardare il mondo digitale e quello legato ell’energia, con particolare riferimento più che agli ingegneri ai tecnici e agli installatori.

 

E poi, come abbiamo già detto, agli avvocati nella veste di conciliatori, atteso che la linea del Governo sembra essere anche quella di evitare il più possibile il ricorso ai Tribunali, in particolar modo per controversie di lieve o poca importanza. Certo le somme non saranno le stesse di un ricorso alla Giustizia, ma qualcuno potrebbe optare per poco adesso in luogo di più domani.

 

In ogni caso, amici di Porlavoro, l’uso del web per trovare lavoro sarà sempre più impellente, per cui fate un po’ voi. Noi dal canto nostro metteremo a disposizione il portale del lavoro Portalavoro e i nostri consigli in tema di lavoro e offerte di lavoro. Restate sintonizzati

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Offerte di lavoro come SEM

Mentre la tanto attesa riforma del lavoro è ancora di là a venire, e non sappiamo con che modifiche, ci andiamo a occupare oggi di un lavoro “nuovo” e che potrebbe essere un lavoro emergente. Sto parlando del lavoro e delle offerte di lavoro come SEM. in un precedente post abbiamo parlato delle offerte di lavoro come SEO.

 

In questo momento, in Italia, le due figure vengono spesso confuse e non di rado lo stesso professionista è, al tempo stesso, sia SEO che SEM. In linea di principio diciamo che il SEO ottimizza i siti per i motori di ricerca e il SEM, in seguito, si occupa di implementare le strategie di marketing, o meglio di web marketing.

 

Del resto l’acronimo SEM sta per search engine marketing, vale a dire la branca del web marketing che si applica ai motori di ricerca e che comprende tutte le attività atte a generare traffico qualificato verso un determinato sito web. Lo scopo è portare al sito, tramite i motori di ricerca, il maggior numero di visitatori realmente interessati ai suoi contenuti.

 

Facciamo un passo indietro. Al tempo della bolla delle dotcom bastava avere un sito per assicurarsi un vantaggio competitivo. Adesso non più.

 

Adesso è cruciale avere un sito ben posizionato, in particolar modo con una serie di parole chiave “calde” per il proprio business.

 

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